La Notte della Rete
La notte della Rete contro il bavaglio imposto dall’Agcom: appuntamento il 5 luglio
A Roma l’iniziativa promossa per protestare contro la delibera dell’Autorità garante per le Comunicazioni che, in presenza di violazioni del copyright, prevede l’oscuramento dei siti italiani e stranieri. L’evento sarà trasmesso in streaming da ilfattoquotidiano.it
È tutto pronto per “La notte della Rete”, la diretta no-stop (in streaming sul sito del ilfattoquotidiano.it, decine di blog e alcune tv locali) organizzata da cittadini e associazioni per dire “No” alla delibera Agcom che, pensata per contrastare la pirateria, dà all’Autorità il potere di oscurare siti, o rimuovere contenuti, senza passare dalla decisione di un giudice.
Ieri, dopo che le associazioni Valigia Blu e Agorà Digitale hanno protestato davanti alla sede Agcom liberando nell’aria centinaia di palloncini e chiedendo una moratoria sul provvedimento, è arrivata la notizia che il commissario dell’Autorità, Gianluigi Magri, si è dimesso da relatore della delibera (altro relatore è il commissario Sebastiano Sortino). Magri aveva sostituito il consigliere Nicola D’Angelo: associazioni e navigatori avevano denunciato la sostituzione come “sospetta” in quanto D’Angelo aveva espresso perplessità sulla nuova disciplina su diritto d’autore. L’Ansa fa sapere che le dimissioni di Magri sarebbero tese a svelenire il clima ed evitare strumentalizzazioni e a respingere anche qualsiasi illazione su un’estromissione di D’Angelo). Ma blogger e militanti per la Rete libera affermano, off the records, che la scelta sarebbe legata a dissidi interni e al desiderio di non legare il proprio nome alla delibera che comunque, dopo che verrà discusso domani, dovrebbe essere approvato in un paio di settimane. Intanto, se Antonio Di Pietro (che sarà alla Notte della Rete) annuncia un’interrogazione parlamentare, anche il segretario pd Pier Luigi Bersani chiede che “l’Agcom si fermi e consenta una riflessione più ampia” mentre per Vendola “la Rete è l’ultimo baluardo per la libera informazione e non deve subire censure”.
La serata comincerà alle 17, alla Domus Talenti di Roma e vedrà la partecipazione di Peter Gomez, Dario Fo, Giulia Innocenzi, Guido Scorza e molti altri.
(Il Fatto Quotidiano, 5 luglio 2011)
Oggi alle 17,30, guarda in streaming:
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No alla censura su Internet
Saremo l’esperimento più avanzato di censura del nuovo millennio
Il dramma è dover fronteggiare una mentalità oscurantista che usa gli strumenti della democrazia per schiacciare la democrazia stessa. Con la legge porcellum hanno tolto a noi cittadini il diritto di scegliere i nostri rappresentanti in Parlamento, con la legge bavaglio sono anni che tentano di togliere, con il pretesto della tutela della privacy, il diritto dei cittadini di sapere. Oggi cercano di “aggredire” la libertà di espressione in rete, e così “COL PRETESTO DEL DIRITTO D’AUTORE E DELLA SUA PROTEZIONE VENGONO RESE VIGENTI NORME LIBERTICIDE SULLA BASE DI PRATICHE E METODI ANTIGIURIDICI”.
LA DELIBERA DELL’AGCOM (l’Autorità delle Garanzie nelle Comunicazioni) sarà approvata in tutta fretta entro il 6 luglio. Siamo davanti alla “più forte minaccia alla libertà di espressione in Rete che sia mai stata fatta in Italia”.
Cosa prevede la delibera. Secondo la delibera AGCOM, se il titolare dei diritti di un contenuto audiovisivo dovesse riscontrare una violazione di copyright su un qualunque sito (senza distinzione tra portali, banche dati, siti privati, blog, a scopo di lucro o meno) può chiederne la rimozione al gestore. Che, «se la richiesta apparisse fondata», avrebbe 48 ore di tempo dalla ricezione per adempiere. CINQUE GIORNI PER IL CONTRADDITTORIO. Se ciò non dovesse avvenire, il richiedente potrebbe, secondo la delibera ancora in bozza, rivolgersi all’Authority che «effettuerebbe una breve verifica in contraddittorio con le parti da concludere entro cinque giorni», comunicandone l’avvio al gestore del sito o del servizio di hosting. E in caso di esito negativo, l’Agcom potrebbe disporre la rimozione dei contenuti. Per i siti esteri, «in casi estremi e previo contraddittorio», è prevista «l’inibizione del nome del sito web», prosegue l’allegato B della delibera, «ovvero dell’indirizzo Ip, analogamente a quanto già avviene per i casi di offerta, attraverso la rete telematica, di giochi, lotterie, scommesse o concorsi in assenza di autorizzazione, o ancora per i casi di pedopornografia».
Eppure la politica tace, NON PERVENUTI SONO ANCHE I COSIDDETTI GARANTISTI che in nome della privacy in questi giorni si stanno sbattendo molto a favor di legge bavaglio anche fosse solo un bavaglino.
Luca Nicotra di AGORÀ DIGITALE e co-autore del LIBRO BIANCO SUI DIRITTI D’AUTORE E I DIRITTI FONDAMENTALI NELLA RETE INTERNET, ha lanciato l’allarme: “Saremo l’esperimento più avanzato di censura del nuovo millennio. È questo il baratro in cui stanno lanciando il sistema dell’informazione italiana”. Il suo RACCONTO-DENUNCIA dell’incontro con il Presidente dell’AGCOM, Corrado Calabrò (nella foto), è agghiacciante e fa capire molto bene che sistema di potere abbiamo di fronte:
Calabrò non si era preparato un discorso o una parte da recitare. Non ha provato a contrapporre argomentazioni alle nostre, che ignari, siamo subito partiti, ordinati come scolaretti, a spiegare pacatamente le nostre posizioni e le nostre critiche. Calabrò ha deciso di mettere in scena il potere che non deve giustificarsi, che può dire beffardamente, quasi ingenuamente “Speriamo di no” mentre gli spieghiamo l’inferno di decine di migliaia di richieste di rimozione di contenuti da cui saranno sommersi.
Sarà il far west, con un approssimazione totale nella decisione di rimuovere o chiudere siti web, e decine, centinaia forse migliaia di contentuti innocenti e abusi del sistema. È questa l’ovvio risultato della censura. È questo il motivo per cui non è MAI accettabile in democrazia.
“Speriamo di no” non è dialogo. È la frase che può dire un pezzo di potere perchè sa che non c’e’ scelta, non c’e’ dibattito, la decisione di far passare il regolamento è già avvenuta altrove e il massimo che può fare è sperare di non essere travolto.
“L’Italia sarà un esperimento, noi saremo un esperimento. Possiamo fermarci?” ha chiuso Calabrò, e senza motivazione, e anzi contraddicendo quanto aveva appena detto circa la complessità della materia si è risposto “No, dobbiamo chiudere subito, dobbiamo chiudere entro l’estate”.
Intanto PER FERMARE LA DELIBERA FIRMA LA PETIZIONE SU SITONONRAGGIUNGIBILE.E-POLICY.IT. Ma non basta. Serve come per la legge porcellum e la legge bavaglio la mobilitazione di tutti, media, rete, politica. Di tutti quelli che hanno a cuore la libertà, la partecipazione, la democrazia. Diffondete il più possibile questo post perché intanto ancora oggi la rete non sa cosa sta succedendo.
@valigia blu – riproduzione assolutamente consigliata
Dal sito: http://www.valigiablu.it/
Firma la petizione: http://sitononraggiungibile.e-policy.it/
E vabbè…
Mi ero ripromessa di non riportare più le notizie riguardanti il premier, nonostante ce ne siano state di cotte e di crude praticamente ogni giorno.
Ma negli ultimi giorni, non si può più tacere! Forse si comincia a respirare aria nuova, Milano ce lo fa sperare, ma il colpo di coda del caimano è partito (vedi LO STAFF DI PISAPIA DENUNCIA: “FINTI ROM E OPERAI CHE FANNO SOPRALLUOGHI PER LA MOSCHEA,CHIEDONO DI VOTARE PER PISAPIA”, o le promesse in extremis della Moratti).
Giuseppe D’Avanzo, su La Repubblica, ha pubblicato un editoriale chiaro e condivisibile:
Un abuso da fermare
di GIUSEPPE D’AVANZOUn altro limite è stato superato, forse irrimediabilmente. Un prepotente, abusando in modo autoritario del suo potere e del conflitto d’interessi che lo protegge, ha rovesciato il tavolo. Si è assiso dinanzi alle telecamere di tutti i notiziari e, infischiandosene di ogni regola, si è lanciato in messaggi promozionali per i candidati della destra. Che cosa resta più del corretto gioco elettorale dopo questo oltraggio? Ci sono da qualche parte nelle istituzioni le energie e la volontà per mettere fine a questa oscenità per la democrazia? In tutte le battaglie che ha combattuto – politiche, economiche, finanziarie, fino ai conflitti matrimoniali – Berlusconi ha truccato le carte, ingannato gli antagonisti, corrotto gli arbitri, violato le regole del gioco.
Tecnicamente, è un imbroglione perché “ricorre al raggiro in modo abituale”. Lo fa anche ora. Ha gli arnesi mediatici a sua disposizione. Li adopera come meglio crede rifiutando ogni autocontrollo, non riconoscendo alcun limite e norma. Dopo giorni di silenzio assordante, il premier s’impadronisce degli schermi televisivi in un illegittimo, abusivo appello alla Nazione frammentato nelle interviste al Tg1, Tg2, Tg5, Tg4, Studio Aperto e al Gr, con uno straniante effetto orwelliano: dovunque fossi sintonizzato, ti raggiungevano la sua voce e le sue parole. Si scrive “interviste”, ma l’espressione è alquanto impegnativa per l’umiliante – e servile – spettacolo che tocca osservare. Il Cavaliere quando mette la testa fuori dal Palazzo vuole un ambiente protetto. Riparato e sicuro come il salotto di casa. Così è stato, come d’abitudine anche ieri sera. Mai che l’uomo si avventuri in mare aperto in un confronto pubblico con un suo competitore politico. Si tiene al coperto e getta sulla bilancia non i suoi argomenti (ne ha solo uno da 17 anni e lo vedremo), ma il nudo potere sui media, personali e pubblici. La prepotenza di Berlusconi dovrebbe trovare un contrappeso nelle autorità che custodiscono, per missione o per legge, il principio di uguale chance.
Tace, al contrario, l’Autorità per le garanzie delle comunicazioni a Roma. Non pervenuto alcun accenno alla questione dalla commissione parlamentare di vigilanza dei Servizi Radiotelevisivi. Nessun imbarazzo dal presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, che posa da inossidabile “liberale”, qualsiasi sia il significato che l’uomo attribuisce alla parola. Nessun gemito dal consiglio d’amministrazione dell’azienda pubblica. Non una parola dal nuovo direttore generale della Rai, Lorenza Lei.
In questo silenzio – come definirlo: complice, vile, intimorito, rassegnato? – l’operazione mediatica, predisposta dal premier per ridimensionare la batosta elettorale di domenica scorsa, potrà continuare fino a quando – a babbo morto – i garanti e i custodi dell’equilibrio comunicativo faranno sentire uno spaventoso ruggito del coniglio. È quel che accadrà? O garanti e contrappesi troveranno la decenza di opporvisi? E se non troveranno il decoro della loro funzione pubblica, potremo ancora parlare di una corretta competizione elettorale?Irrompere così nei notiziari televisivi consegna a Berlusconi un vantaggio manifesto. Anzi, un doppio vantaggio: nascondere la sconfitta del 15 maggio; definire l’agenda dei temi che terranno banco negli ultimi sette giorni che separano le città dal secondo voto. I tempi, in queste faccende, sono essenziali, decisivi. Il premier e il suo staff, con la loro mossa illegale, hanno tenuto in considerazione quel che gli inglesi chiamano “gettare i corpi in mare”. Se devi buttar giù un boccone amaro o mostrare una statistica che boccia le tue politiche, non farlo mai di lunedì. Fallo quando l’attenzione è allentata, quando c’è in circolo un’altra notizia più ingombrante. Il venerdì sera è il giorno più adatto, consigliano gli inglesi: tutti pensano al fine settimana e sono distratti.
Berlusconi parla di venerdì sera in notiziari dipendenti o addomesticati e decide di che cosa si discuterà nell’ultimo tratto di campagna elettorale, un’opportunità che consente di decidere anche (o soprattutto) di che cosa non si discute. Per il capo del governo una chance che gli permette di nascondere la sua rumorosa sconfitta, di non discuterne. Nessun intervistatore ha naturalmente osato affrontare la questione. Nessuno ha ricordato ai telespettatori che Berlusconi si è presentato a questo appuntamento amministrativo trasformandolo in referendum politico nazionale sulla sua persona e sul suo governo. Il premier chiedeva consenso – un consenso pieno: due immediate vittorie a Milano e Napoli, due ballottaggi a Torino e Bologna – per manomettere la Costituzione, dichiararsi legibus solutus e piegare i pubblici ministeri al potere dell’esecutivo. Ne ha ricavato, al contrario dei suoi auspici, la vittoria al primo turno delle sinistre a Torino e Bologna, ballottaggi a Milano e a Napoli. A Milano con il candidato della sinistra, Giuliano Pisapia, in vantaggio di sette punti.
Di questa disfatta politica, che lo punisce personalmente, che mostra quanto abbia perso ogni contatto con il Paese e quanto il Paese cominci ad essere insofferente alle sue menzogne, il Cavaliere non vuole a parlare. Non può parlare. Dovrebbe assumersi una responsabilità pubblica e l’informazione serve anche a questo, in fondo, a chiedere al potere di assumersi le sue responsabilità in pubblico. Non è il caso dell’informazione al servizio del Capo che tira via offrendogli la preziosa possibilità di scrivere l’agenda dei temi che terranno banco nella prossima settimana. Quali sono? I soliti, gli stessi di diciassette anni fa. In soldoni, o votate me o i comunisti prenderanno il potere. La filastrocca, ammuffita e noiosa, è sempre uguale. Non c’è un’altra anche se siamo nel 2011. Il premier riesuma una formula politica degli Anni Cinquanta, “le Estreme”, per mettere in guardia i milanesi in un discorso dove le parole chiave sono “programma illiberale delle sinistre”, “bandiere rosse in città”, “Milano, città islamica”, “centro sociali dappertutto”, “meno tasse per tutti”. Nulla di nuovo, l’abituale discorso d’odio (hate speech) ideologico che propone un nemico (le “sinistre estreme”, gli “zingari”, gli “islamici”) per orientarsi nella complessità. Ancora una volta la dottrina di Berlusconi vuole sostituire ogni approfondimento delle informazioni, la concretezza di una discussione, l’efficacia del confronto politico, in una polarizzazione che chiede agli elettori una delega: soltanto io posso difendervi dal nemico in avvicinamento. Un messaggio che Berlusconi intende imporre con la prepotenza e l’abuso di potere. Chi ha il dovere di assicurare l’equilibrio dell’informazione e un corretto confronto politico faccia sentire la sua voce. Subito. Prima che sia troppo tardi.
Milano ce la può fare: dare un calcio in culo a un personaggio ed ad un sistema che ci ha portato nella più grossa crisi (economica, sociale, etica) dal dopoguerra!
1° maggio

P.s. A questo link la diretta del concertone di Piazza San Giovanni organizzato dalle sigle sindacali.
Buona visione!
Una volta tanto..
… a Sanremo hanno vinto una canzone ed un artista degni di questo nome.
E per la barca che è volata in cielo
per il poeta che non può cantare
per l’operaio che non ha più il suo lavoro
per chi ha vent’anni e se ne sta a morire
in un deserto come in un porcile
e per tutti i ragazzi e le ragazze
che difendono un libro,un libro vero
così belli a gridare nelle piazze
perché stanno uccidendo il pensiero…













